• Trapianto di microbiota: come funziona?
• Trapianto fecale nei cani: cosa sappiamo
• La selezione del donatore e vie di somministrazione

Stato dell’arte
Il trapianto di microbiota fecale (FMT) ha mostrato un buon successo nel trattamento dell’infezione da Clostridium difficile nell’uomo con, sembrerebbe, benefici anche in altre patologie e organi. Le evidenze in campo veterinario rimangono sono ancora agli inizi.

Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo della revisione è stato quello di raccogliere le evidenze in materia di trapianto di microbiota fecale sui cani in relazione a disordini intestinali acuti e cronici.

Conclusioni
Il trapianto fecale sembrerebbe dare benefici nel trattamento di disordini infettivi acuti riducendo la durata dell’ospedalizzazione e di guarigione. Molto meno documentati sono invece i risultati in presenza di disturbi cronici.

Come per l’uomo, anche nei cani, il trapianto di microbiota fecale (FMT) sta mostrando un numero crescente di benefici. Sembrerebbe infatti ridurre i tempi per la guarigione e di eventuale ospedalizzazione in cani con disturbi infettivi acuti al tratto gastrointestinale. Meno noti sono invece i suoi effetti in patologie croniche.

Questo è quanto riassume la revisione di Jennifer Chaitman e Frederic Gaschen pubblicata su Veterinary Clinics.

Ma come funziona il trapianto di microbioma fecale? Quali sono le nostre conoscenze in ambito veterinario? Vediamolo insieme riassumendo i punti principali di questo lavoro.

Trapianto di microbiota: come funziona?

Il nostro intestino, come quello dei nostri amici a quattro zampe, è colonizzato da trilioni di microrganismi batterici e non che, nel complesso, vanno a costituire il microbioma. Il suo equilibrio ha un ruolo fondamentale nel mantenimento della salute dell’ospite.

In presenza di patologie o disturbi gastrici (ma anche extra-gastrici) si registra infatti una sua profonda alterazione con dinamiche relazionali talvolta ancora poco chiare. Ristabilire il fisiologico ecosistema sta però diventando l’obiettivo di un numero crescente di interventi.

Tra questi, in primis, troviamo appunto il trapianto di microbiota. Dopo averlo prelevato da un donatore idoneo e opportunamente trattato, il corredo batterico viene somministrato al ricevente per via orale o anale.

Una volta raggiunta la sede d’azione si assiste generalmente a una colonizzazione e proliferazione dei ceppi buoni con riduzione degli eventuali patogeni e ripristino dell’equilibrio batterico e funzionale oltre che dell’integrità della barriera intestinale.

È il caso, ad esempio, del patogeno Clostridium difficile, nei confronti del quale questa tecnica, almeno nell’uomo, ha registrato risultati più che positivi.

Trapianto fecale nei cani: cosa sappiamo

Ancora pochi sono gli studi che descrivono il trapianto di microbioma fecale nei cani. Tra le evidenze disponibili si è tuttavia dimostrato come:

  • Cuccioli in età da svezzamento riceventi trapianto di microbiota per 5 giorni non hanno mostrato significativi miglioramenti nella risoluzione di diarrea. Elevata però l’inter-variabilità batterica, possibile causa dell’insuccesso
  • In 16 cani adulti con disturbo infiammatorio cronico (IBD) non rispondente ai trattamenti convenzionali hanno mostrato un generale miglioramento dopo 72 ore
  • Cani con infezione da Parvovirus hanno registrato una guarigione più rapida oltre che una ridotta ospedalizzazione rispetto ai non riceventi FMT
  • FMT ha normalizzato la consistenza fecale ed evitato la ricorrenza di infezione da C. difficile in casi di diarrea e suscettibilità a tale infezione
  • In cani con infezione da C. perfringens non responsivi ai trattamenti standard, il FMT ha risolto la diarrea in tempi rapidi
  • In presenza di disordini intestinali cronici, FMT ha riportato un complessivo miglioramento del quadro clinico (vomito-diarrea)

Affinché il trapianto porti i risultati sperati, importante è però considerare bene le possibili variabili. Fondamentale è quindi la selezione del donatore e la procedura di intervento.

La selezione del donatore e vie di somministrazione

Gli aspetti da tenere presente si possono suddividere in due categorie ossia quelli legati al donatore per sé (la storia clinica per esempio) e quelli relativi al suo corredo batterico. Vediamo i principali:

    • Preferibilmente di età compresa tra uno e dieci anni d’età
    • Nessun problema di salute negli ultimi 6-12 mesi
    • No patologie gastrointestinali o immuno-mediate croniche pregresse o in corso
    • Nessun trattamento antibiotico negli ultimi 12 mesi
    • Peso, dieta e consistenza fecale regolare
    • Negatività a parassiti e patogeni comuni quali Salmonella spp., Campylobacter spp. ecc.
    • Indice di disbiosi fecale inferiore allo zero

Il protocollo per FMT usato in veterinaria è di fatto molto semplice e simile a quello per l’uomo.

Una volta prelevate le feci (1-5 gr), entro le sei ore si risospendono in soluzione salina fino alla completa dissoluzione.

La somministrazione è solitamente per via rettale mediante catetere. La somministrazione orale mediante feci liofilizzate nei cani non è ancora stata testata.