Stato dell’arte
Il microbiota intestinale dei polli è fondamentale per la loro salute. Importante è quindi conoscerne lo sviluppo e le caratteristiche.

Cosa aggiunge questa ricerca
Lo studio esamina il microbiota delle varie porzioni intestinali in relazione al tempo al fine di valutarne eventuali cambiamenti anatomo-temporali significativi.

Conclusioni
Sia la tipologia di campione sia il momento del prelievo hanno dimostrato di influenzare significativamente la composizione batterica intestinale. Si tratta quindi di aspetti da considerare al momento di un intervento terapeutico mirato sul microbiota.

Nelle prime settimane di vita il microbiota intestinale dei polli sembrerebbe cambiare significativamente sia in base alla porzione anatomica considerata (duodeno, digiuno, ileo, colon) sia in relazione al tempo, entrambi aspetti quindi da considerare al momento di impostare una terapia nutrizionale o di cura basata sulla popolazione batterica.

È quanto conclude lo studio di Laura Glendinning e colleghi della University of Edinburgh, di recente pubblicazione su Animal Microbiome.

Come per l’uomo e gli altri animali, anche per i polli le caratteristiche del microbiota intestinale sono fondamentali per lo stato di salute generale. Conoscerne nello specifico i dettagli è utile per aumentare l’efficacia e la sicurezza di interventi mirati a una sua manipolazione. In questo studio i ricercatori hanno quindi voluto approfondire la conoscenza del microbiota intestinale di 308 polli collezionando campioni provenienti da duodeno, digiuno, ileo e cieco rispettivamente dopo 1, 3, 7, 14 giorni di vita e a cinque settimane. Dalle analisi condotte mediante sequenziamento genico è emerso quanto segue.

Da una prima valutazione generale sono stati identificati un totale di 6.051 OTUs, alcuni di questi condivisi tra più tipologie di campioni e a diversi timepoint. Confrontando però i campioni in base al giorno di raccolta e alla porzione intestinale sono emerse notevoli differenze soprattutto tra quelli raccolti il primo giorno di vita e i successivi. In particolare, al primo giorno:

  • Clostridium_sensu_stricto_1 è risultato nel complesso il genere più abbondante (digiuno: 0,76 ± 0,32, ileo: 0,86 ± 0,22, cieco: 0,95 ± 0,13)
  • nella comunità batterica di digiuno e ileo sono state osservate alterazioni significative in termini di ricchezza e diversità, entrambe più elevate nel primo tratto (digiuno)
  • molti degli OTUs hanno mostrato una maggiore abbondanza nell’intestino tenue rispetto al colon.

Dal primo al terzo giorno la composizione del microbiota ha registrato un ulteriore variazione con la diminuzione di alcuni OTUs, Otu0001 (Clostridium_sensu_stricto_1) per esempio, e l’aumento di altri. Per quanto riguarda la ricchezza e la diversità a livello di cieco e ileo è stato inoltre registrato un aumento, non osservato nelle restanti porzioni intestinali.

Valutando poi i campioni al terzo giorno:

  • a livello del cieco sono risultati significativamente differenti rispetto ai restanti. Sono state rilevate alterazioni minori anche tra gli altri
  • Enterobacteriaceae non classificato (0,24 ± 0,010), Lachnospiraceae non classificato (0,19 ± 0,13), Enterococcus (0,11 ± 0,058), Escherichia-Shigella (0,080 ± 0,087) e Lactobacillus (0,064 ± 0,033) hanno registrato la maggior abbondanza nel cieco, Lactobacilli ed Enterococci nei restanti campioni
  • in termini di diversità, il cieco ha mostrato valori significativamente superiori rispetto alle restanti regioni anatomiche. In termini di ricchezza invece è risultato significativamente superiore solo rispetto a ileo e duodeno.

Situazione più stabile invece dal terzo al settimo giorno, durante i quali non è stata rilevata alcuna alterazione significativa di composizione, diversità e ricchezza. La ricchezza del duodeno e la diversità del cieco hanno tuttavia registrato un tendenziale aumento.

Continuando l’osservazione al settimo giorno si è visto che:

  • i campioni prelevati dal cieco continuano a mostrare caratteristiche peculiari rispetto agli altri
  • Lachnospiraceae non classificato (0,34 ± 0,031), Lactobacillus (0,117 ± 0,073), Escherichia-Shigella (0,10 ± 0,052), Lachnoclostridium (0,071 ± 0,031) ed Erysipelatoclostridium (0,063 ± 0,035) sono risultati i generi più abbondanti nel cieco
  • Lactobacillus ed Enterococcus hanno invece mostrato espressione maggiore nell’intestino tenue (duodeno: 0,57 ± 0,35, digiuno: 0,5 ± 0,33, ileo: 0,46 ± 0,26 per Lactobacillus; duodeno: 0,36 ± 0,35, digiuno: 0,28 ± 0,33, ileo: 0,41 ± 0,32 per Enterococcus)
  • sono state rilevate differenze significative in termini di ricchezza, non di diversità, tra digiuno e ileo.

Dal 7° al 14° giorno è stato inoltre osservato un ulteriore cambiamento nella composizione e nell’abbondanza di alcuni OTUs in particolare nel cieco, ileo e duodeno. Alterata diversità a livello di ileo, di ricchezza nel duodeno e nel digiuno.

Infine, dal 14° giorno al termine dello studio i ricercatori hanno visto che:

  • la composizione batterica di ileo e cieco presentava differenze significative, al contrario di quella di digiuno e duodeno rimasta pressoché stabile
  • ricchezza e diversità nel cieco hanno registrato un aumento significativo
  • i generi più comuni nel cieco sono risultati essere un Lachnospiraceae non classificato (0,23 ± 0,050), Ruminococcaceae non classificato (0,11 ± 0,016), Faecalibacterium (0,11 ± 0,022), Bifidobacterium (0,080 ± 0,041), Lactobacillus (0,066 ± 0,034) e Clostridiales_vadinBB60 (0,055 ± 0,027)
  • Lactobacillus domina invece duodeno (0,81 ± 0,19), digiuno (0,77 ± 0,11) e ileo (0,65 ± 0,20) seguito da Romboutsia (0,090 ± 0,15) nell’ileo e Staphylococcus in duodeno (0,060 ± 0,090) e digiuno (0,097 ± 0,090)
  • nonostante la composizione batterica dell’intestino crasso sia risultata notevolmente differente da quello tenue, campioni prelevati dal crasso hanno presentato alcuni generi caratterizzanti sia quello tenue sia il cieco inclusi Lactobacillus (0,21 ± 0,074), Lachnospiraceae non classificato (0,15 ± 0,066), Escherichia-Shigella (0,12 ± 0,14), Romboutsia (0,092 ± 0,071), Faecalibacterium (0,067 ± 0,043), Ruminococcaceae non classificato (0,061 ± 0,036) e Bifidobacterium (0,060 ± 0,036).

Questo studio pone quindi l’accento sull’elevata variabilità inter-anatomica e tempo-dipendente del microbiota dei polli finora solo sommariamente descritta da altri studi. Capirne a fondo le caratteristiche è tuttavia fondamentale al fine di migliorare e/o mantenere la loro salute.