• Stato dell’arte
    Le caratteristiche cliniche del diabete di uomo e felini sono molto simili, ma resta da chiarire se, come per l’uomo, il microbioma abbia un ruolo nello sviluppo di questa condizione anche nei gatti.

  • Cosa aggiunge questa ricerca
    I ricercatori hanno confrontato la composizione del microbioma fecale di 62 gatti (diabetici, normopeso oppure obesi non diabetici) sottoponendo poi un sottogruppo di questi a un intervento di manipolazione dietetica per quattro settimane.

  • Conclusioni
    Il microbiota intestinale di gatti diabetici ha minore diversità batterica oltre che ridotta presenza di generi batterici producenti butirrato. La componente batterica intestinale potrebbe dunque rappresentare un possibile target per nuovi interventi di cura e prevenzione del diabete mellito nei gatti.



Rispetto a gatti in salute o in sovrappeso/obesi ma senza altre patologie, quelli diabetici presentano un microbioma intestinale alterato con minore diversità batterica ed espressione di generi producenti acidi grassi a catena corta, butirrato in particolare.

Lo dimostra lo studio coordinato da Ida Nirdang Kieler dell’Università di Copenhagen, pubblicato su Scientific Reports.

Come per l’uomo, anche nei gatti l’obesità e l’inattività fisica sono i principali fattori predisponenti il diabete mellito. Oltre alle cause, anche le caratteristiche cliniche (disregolazione insulinica, perdita di cellule beta pancreatiche ecc.) sembrano essere condivise. È perciò ragionevole supporre che anche nei gatti diabetici ci sia la disbiosi intestinale, già osservata nell’uomo, ma mancano i dati a conferma di questa supposizione.

A tal proposito, i ricercatori hanno dapprima confrontato i campioni fecali di 62 felini domestici rispettivamente diabetici (GD, n=23), obesi ma senza diabete (GO, n=15) e sani (GC, n=24) per poi sottoporre un sottogruppo rappresentativo di tutte e tre le condizioni a una dieta ad alto contenuto proteico per quattro settimane (GD n=11; GO n=13; GC n=12). Ecco i principali risultati.

Diversità e comunità batteriche

Dalla prima parte di studio (cross-sectional) è emerso che:

  • il gruppo di gatti diabetici ha una minore diversità batterica rispetto a quello di controllo
  • i valori di emoglobina sono positivamente correlati alla ricchezza del microbioma intestinale, quelli di acidi biliari sierici invece sono correlati negativamente

Dopo aver modificato la dieta a una parte degli esemplari inclusi si è visto inoltre che:

  • il gruppo GD mantiene valori di ricchezza batterica inferiori rispetto a quello di controllo
  • anche la diversità si è dimostrata minore nei gatti diabetici rispetto a quelli obesi o sani

Considerando poi entrambe le fasi di indagine:

  • una lieve separazione di comunità batterica si è registrata tra i tre gruppi indipendentemente dal parametro statistico (Bray Curtis, UniFrac ecc.)
  • i dati sulla comunità microbica non sono risultati influenzati da sesso, età o tipo di nutrizione

Differenze nella composizione batterica

Dopo aver ottenuto una panoramica generale, i ricercatori hanno analizzato più nel dettaglio le differenze di composizione batterica tra i gruppi e tra le due fasi di studio (pre- e post-cambio dieta).

Il microbioma intestinale di GD, GO e GC ha infatti mostrato molteplici differenze in termini di abbondanza relativa. Nel dettaglio, prima della dieta:

  • il gruppo GD ha presentato un decremento di Bacteroidetes, Bacteroida, Bacteroidales, Prevotellaceae e Prevotella oltre che del genere Anaerotruncus e del phylum Firmicutes
  • i gatti sani invece, rispetto ai diabetici, hanno registrato maggiore espressione di Fusobacteria (Fusobacteriales e Fusobacteriaceae) contrariamente ai gatti obesi nei quali invece hanno registrato scarsa espressione
  • rispetto ai gatti sani, gli obesi hanno presentato una maggiore presenza di Actinobacteria, Bifdobacteriales, Bifodobacteriaceae e Bifidobacterium

Dopo le quattro settimane di dieta a elevato contenuto proteico invece:

  • l’unica differenza significativa tra i gruppi si è registrata a livello tassonomico con una diminuzione considerevole della classe Coriobacteriia, ordine Coriobacteriales nel gruppo GO rispetto ai controlli sani
  • i GD hanno presentato una riduzione del genere Dialister, accompagnata da un aumento di un genere non conosciuto di Lachnospiraceae, rispetto ai controlli
  • confrontati con gatti obesi, invece, i diabetici hanno mostrato sempre una diminuzione di Dialister, ma un incremento del genere Peptostreptococcaceae Incertae Sedis

Analisi di correlazione con parametri clinici

Infine, sono state correlate le famiglie batteriche maggiormente espresse nei rispettivi gruppi con parametri clinici come il peso corporeo o i livelli sierici di fruttosamina, una proteina glicosilata utile per il dosaggio di glucosio sierico, o di SAA (siero amiloide A).

  • i livelli di fruttosamina hanno mostrato correlazione positiva con Enterobacteriaceae, e negativa con Prevotellaceae
  • SAA correla negativamente con l’abbondanza relativa di Ruminococcaceae
  • il peso corporeo è associato negativamente con Incertae Sedis (famiglia XIII)
  • i livelli di emoglobina, creatinina, bilirubina, fosfatasi alcalina, magnesio, fosforo, glucosio e fruttosamina hanno mostrato di influire sul microbioma a livello di OTU

In conclusione, dunque, la condizione diabetica nei gatti comporta alterazioni anche a livello di microbioma intestinale, con una diminuzione di batteri producenti acidi grassi a catena corta (Dialister o Anaerotruncus per esempio), importanti per il metabolismo energetico e immunitario.

Trattandosi tuttavia di uno studio preliminare, saranno necessari ulteriori approfondimenti al fine di ipotizzare nuove terapie per la prevenzione e/o il trattamento del diabete mellito nei gatti focalizzate proprio sul microbioma intestinale.