• Otite esterna, problematica molto frequente nei cani
• Lo studio sul microbiota del canale uditivo
• Conclusioni

Stato dell’arte
L’otite esterna nei cani è abbastanza diffusa. Nonostante il maggior responsabile sia Staphylococcus spp., non è da escludere un coinvolgimento di altri batteri.

Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è approfondire le caratteristiche del microbiota nel canale uditivo di cani con otite esterna vs controlli sani valutandone le caratteristiche di composizione ed espressione oltre che un’eventuale associazione con la gravità della patologia.

Conclusioni
A prescindere dal grado di malattia, il profilo batterico del canale uditivo dei cani con otite esterna mostra alterazioni quali- e quantitative dal gruppo controllo suggerendo la possibilità di intervenire in maniera mirata per il miglioramento della patologia.

Cani con otite esterna presentano un microbiota del canale uditivo alterato rispetto a controlli sani. Un ulteriore approfondimento delle sue caratteristiche potrebbe quindi permettere la messa a punto di terapie alternative basate sulla manipolazione mirata della componente batterica.

Lo dimostra lo studio di T. Kasai della Toho University School of Medicine (Tokyo) di recente pubblicazione su Journal of Applied Microbiology.

Otite esterna, problematica molto frequente nei cani

L’otite esterna è una condizione infiammatoria dell’orecchio esterno che colpisce il 10-20% dei cani. Le cause sembrerebbero essere molteplici nonostante la presenza di Staphylococcus pseudintermedius sia stata registrata nel 70% dei casi facendo di questo ceppo il principale target terapeutico.

Seguono, per ordine di incidenza, Pseudomonas aeruginosa, Escherichia coli, Streptococcus spp., Enterococcus spp., e Corynebacterium spp.

Negli ultimi anni i metodi di indagine batterica sono tuttavia stati condotti principalmente sulla messa in coltura perdendo informazioni importanti su ceppi “non coltivabili”. L’avvento di nuove tecnologie (next-generation sequencing) ha permesso però di ampliare le nostre conoscenze.

Applicando tecniche di metagenomica avanzate, i ricercatori hanno profilato il microbiota del canale uditivo di 23 cani con otite esterna e 10 controlli sani evidenziando eventuali differenze quali- e quantitative anche in relazione alla gravità della malattia. Vediamo cosa ne è emerso.

Lo studio sul microbiota del canale uditivo

Da una valutazione del profilo batterico generale si è visto come:

  • i cani con otite esterna abbiano un numero di OTUs significativamente inferiore. Ridotta anche la diversità filogenetica
  • distinzione tra i due gruppi anche in base alla beta-diversity
  • 29 phyla e 225 generi sono stati identificati in entrambi i gruppi

Approfondendo quindi l’analisi è stato dimostrato come:

  • dei 29 phyla, Proteobacteria è risultato il più abbondante nei controlli seguito da Firmicutes, Cyanobacteria ed Actinobacteria. Di contro, nel gruppo con otite la predominanza è stata registrata da Firmicutes seguito in ordine decrescente da Actinobacteria e Proteobacteria
  • a livello di genere, Staphylococcus (phylum Firmicutes) e Corynebacterium (phylum Actinobacteria) hanno mostrato l’abbondanza nel complesso maggiore seppur con differenze di espressione tra i gruppi. Staphylococcus infatti ha registrato una presenza significativamente maggiore nel gruppo con otite (43.3% vs 14.7%). Andamento contrario invece per Acinetobacter (0.2% vs 4.8%) ed Enhydrobacter (0.1% vs 2.0%)

Valutando infine l’eventuale correlazione tra profilo batterico e gravità della patologia non è emersa, nel complesso, alcuna associazione significativa. Infatti:

  • simili valori di alpha e beta diversity sono stati registrati da il sottogruppo ad elevata e media gravità
  • nessuna differenza significativa nemmeno in termini di abbondanza dei phyla più abbondanti
  • a livello di genere, Arcanobaterium ha però mostrato un’espressione significativamente maggiore nel sottogruppo più grave (1.2% vs < 0.01%)

Conclusioni

L’otite esterna incide quindi sulla composizione del microbioma locale alterandolo a livello compositivo e di espressione. Una manipolazione mirata per il ripristino dell’equilibrio fisiologico potrebbe quindi rappresentare una nuova strategia di intervento.