• Microbiota dell’occhio
• Prima e dopo l’antibiotico oftalmico
• Conclusioni

Stato dell’arte
I disturbi oculari nei cani sono frequenti e richiedono spesso la somministrazione di antibiotici. Lo studio del microbioma oculare in campo veterinario rimane tuttavia per lo più ancorato ai classici metodi di coltura batterica, non sempre esaustivi. L’impatto di antibiotici topici rimane poi ancora poco esplorato.

Cosa aggiunge questa ricerca
Applicando l’innovativo approccio di “next generation sequencing” (NGS), questo studio descrive la composizione batterica oculare di cani sani e valuta le eventuali alterazioni dopo trattamento con antibiotici per via topica.

Conclusioni
Il microbioma oculare dei cani sembrerebbe essere non solo più complesso di quanto finora si pensava ma anche stabile sia nel tempo sia in risposta a terapia antibiotica per via topica.

Il trattamento topico con un corto ciclo di antibiotici ad ampio spettro non sembrerebbe alterare significativamente il microbioma oculare dei cani in termini di ricchezza, struttura e composizione. La componente batterica oculare si è inoltre dimostrata stabile nel tempo oltre che molto più complessa di quanto i tradizionali metodi di indagine abbiano finora evidenziato.

È quanto affermano Callie M. Rogers e colleghi della Texas A&M University (Texas, USA) con uno studio recentemente pubblicato su PLoS One.

Microbiota dell’occhio

Il microbioma oculare consiste nell’insieme di microorganismi che risiedono sulla superficie corneocongiuntivale e ne dotto lacrimale. Il trattamento con antibiotici in casi di infezioni (cheratocongiuntivi, cherati ulcerose ecc.) ne potrebbe compromettere l’equilibrio. Viceversa, una sua iniziale disbiosi potrebbe indurre lo sviluppo di questi disturbi così frequenti nei cani.

Nonostante il generale interesse, le conoscenze relative alla componente batterica oculare in ambito veterinario rimangono basate su tradizionali metodi di coltura batterica, non sempre esaustivi. Applicando quindi l’approccio NGS (next generation sequencing), i ricercatori hanno approfondito le caratteristiche del microbioma oculare in assenza di patologie oculari in 13 cani confrontandolo poi con il microbioma post- trattamento topico con antibiotici (ciclo di 7 giorni con neomicina-polymyxin B-bacitracina in un solo occhio). Di seguito i principali risultati.

Prima e dopo l’antibiotico oftalmico

Dall’analisi dei 76 tamponi oculari raccolti (13 cani, 26 occhi, tre time points – baseline, 7° giorno, al follow up 35° giorno) si è visto che, in assenza di terapia antibiotica (occhio controllo):

  • la ricchezza, l’abbondanza e l’omogeneità batterica non hanno registrato differenze significative durante tutto lo studio a prescindere dal trattamento. Risultati analoghi anche in relazione alla struttura del microbioma (beta-diversity)
  • 10 sono i phyla identificati, 4 dei quali abbondantemente espressi in tutti i campioni (seppur con minori variazioni inter- e intra-individuali) ossia Proteobacteria (49.7%), Actinobacteria (25.5%), Firmicutes (12.0%), e Bacteroidetes (7.5%)
  • a livello di famiglia invece ne sono state identificate 46 con abbondanza relativa superiore all’1%. 14 hanno inoltre dimostrato di essere presenti in 20 dei 26 siti di prelievo, solo due in tutti i campioni (Microbacteriaceae e Pseudomonadaceae). In generale, tra le famiglie più espresse troviamo Pseudomonadaceae (13.2%), Micrococcaceae (12.0%), Pasteurellaceae (6.9%), Microbacteriaceae

(5.2%), Enterobacteriaceae (3.9%), Neisseriaceae (3.5%) e Corynebacteriaceae (3.3%)

  • leggera variazione intra-individuale e tempo-dipendente si è registrata nella composizione della comunità batterica con un incremento di Burkholderia, un non classificato Actinomycetales e pochi altri generi e famiglie al giorno 35 negli occhi controllo (no trattamento antibiotico) rispetto al baseline e al 7° giorno

Passando poi ai campioni prelevati dopo il trattamento antibiotico (7° e 35° giorno):

  • ricchezza e diversità non hanno registrato variazioni significative
  • nessuna alterazione marcata nemmeno in termini di beta-diversity rispetto al baseline e all’occhio controllo
  • minori variazioni in termini di composizione con, a livello di famiglia e genere, un decremento di Microbacteriaceae e Salinibacterium. Di contro, non membro non classificato di Enterobacteriaceae ha mostrato un significativo incremento il 35° giorno rispetto ai precedenti time points.

Conclusioni

Considerata l’incidenza dei disturbi infettivi a livello oculare nei cani, un approfondimento nella conoscenza del loro microbioma e dell’impatto delle eventuali terapie è utile per il mantenimento della loro salute.

Sulla base di questo studio, il microbioma oculare sembrerebbe essere quindi variegato e stabile non solo nel tempo ma anche in seguito a un corto ciclo di antibiotici ad ampio spettro. Data la ridotta dimensione campionaria, l’assenza di disturbi in corso e il limitato periodo di osservazione, ulteriori indagini sono tuttavia necessarie.