• Disturbi periodontali dei cani e analisi sub-gengivale
• Microbiota della placca dentale utile biomarker diagnostico
• Utilità clinica
• Conclusioni

Stato dell’arte
I disturbi periodontali rappresentano una problematica frequente tra i cani con il rischio di compromettere la capacità di nutrirsi. Il ruolo sempre più confermato del microbioma locale nel loro sviluppo ne suggerisce una possibilità diagnostica/terapeutica innovativa.

Cosa aggiunge questa ricerca
Per facilitare la diagnosi, scopo dello studio è stato quello di verificare se la placca del margine gengivale possa essere un buon sostituto di quella sub-gengivale, più difficile da prelevare, sulla base della comunità batterica presente.

Conclusioni
Marginali sono le differenze tra i due siti di prelievo in termini di comunità batterica suggerendo la possibilità di utilizzare la placca gengivale anziché quella sub-gengivale con un miglioramento nella procedura di diagnosi e trattamento di disturbi periodontali.

Il prelievo della placca gengivale con l’analisi del suo microbioma sembrerebbe essere uno strumento altrettanto accurato del campionamento fatto a livello sub-gengivale, certamente più invasivo, per la diagnosi di disturbi periodontali nei cani. Analoghe si sono infatti dimostrate le caratteristiche batteriche.

È quanto afferma Avika Ruparell e colleghi del WALTHAM Petcare Science Institute di Leicestershire (UK), in uno studio di recente pubblicato su Research in Veterinary Science.

Disturbi periodontali dei cani e analisi sub-gengivale

Per i cani, i disturbi periodontali sono quasi all’ordine del giorno con conseguente deterioramento progressivo della dentatura e salute gengivale.

Il loro sviluppo è sicuramente multifattoriale e dipendente sia dall’ospite sia dall’ambiente. I batteri della placca dentale ne sono però gli attori principali innescando l’infiammazione.

La maggior parte degli studi condotti vedono il prelievo di questa componente batterica a livello sub-gengivale in quanto anatomicamente più vicino alla sede del disturbo ma con notevoli impedimenti sia di natura operativa (richiesta di personale veterinario specializzato) sia nei confronti dell’animale (dev’essere necessariamente sedato).

Vista la frequenza di questo intervento, una strategia meno invasiva ma altrettanto accurata potrebbe essere un notevole vantaggio.

Microbiota della placca dentale utile biomarker diagnostico

A tal proposito, i ricercatori hanno quindi confrontato la comunità batterica della placca dentale gengivale (GM) con quella sub-gengivale (SG) al fine di individuare nella prima un potenziale sostituto diagnostico.

Per farlo, sono stati collezionati 772 campioni di placca dai due siti da 381 cani di diversi Paesi (USA, Cina, Thailandia) con gengivite, periodontite o sani. Di seguito quanto emerso.

Dall’analisi della composizione batterica attraverso molteplici database sono stati identificati in totale 627 OTUs dei quali:

  • 577 OTUs sono risultati appartenere a 13 phyla ovvero Firmicutes (36.4%), Actinobacteria (20.1%), Proteobacteria (16.1%), Bacteroidetes (14.3%), Fusobacteria (2.2%), Spirochaetes (1.6%), Synergistetes (1.3%), Chlorobi (0.28%), Tenericutes (0.24%), Chloroflexi (0.016%), Elusimicrobia (0.013%), Deinococcus-Thermus (0.003%) ed Euryarchaeota (0.001%). I rimanenti 50 invece a Saccharibacteria (4.80%), Absconditabacteria (0.67%), WS6 (0.40%), Gracilibacteria (0.35%), WPS-2 (0.008%) e Microgenomates (0.002%)
  • tra i 21 taxa più abbondanti troviamo in primo luogo Actinomyces sp. COT-404 (OTU# 15137) con il 4.51% del totale di sequenze identificate. Seguono Porphyromonas cangingivalis (OTU# 29659) e Moraxella sp. COT-017 (OTU# 33608) con il 3.36% e 3.22% rispettivamente

Confrontando poi i campioni di placca gengivale e sub-gengivale:

  • le caratteristiche batteriche dei due gruppi sono risultate nel complesso analoghe sulla base della PCA. Nel gruppo SG alcuni campioni hanno però mostrato una inter-variabilità di OTUs non registrata nella controparte
  • i 5 phyla più abbondanti hanno mostrato essere Firmicutes, Actinobacteria, Proteobacteria, Bacteriodetes e Saccharibacteria rappresentando l’89.9% e 93.2% della totalità batterica nel gruppo SG e GM rispettivamente. Espressione variabile invece per i restanti 15
  • la diversità espressa dall’indice di Shannon ha mostrato valori significativamente inferiori per i campioni GM
  • la presenza o meno di ossigeno nei due distretti influenza, come preventivabile, l’espressione batterica con una maggiore presenza di ceppi aerobi nel gruppo GM, anaerobi in quello SG

Utilità clinica

La condizione batterica è però associabile allo status clinico? Per alcuni OTUs sembrerebbe possibile. Infatti:

  • 16 OTUs, considerando come parametri la proporzione di denti sani (PHT), di quelli con periodontite (PTT) e il punteggio di gengivite medio (AGS), distribuiti indipendentemente dal sito di prelievo, sono stati associati a uno stato di salute (n=5), a più patologie (n=9) o un solo disturbo (n=2)
  • 47 OTUs hanno non solo dimostrato associazione con lo stato clinico (24 con salute, 23 con malattia) ma anche con il gruppo di appartenenza
  • dei 24 associati con salute, 13 OTUs sono risultati più abbondanti in GM, 8 nella controparte. I tre rimanenti invece (Moraxella sp. COT-017 (OTU#12273), Conchiformibius sp. COT-289 (OTU# 23657) e Conchiformibius sp. COT-289 (OTU# 31728), sono risultati più frequenti nella salute periodontale
  • dei 23 OTUs associati invece con patologia, 10 hanno mostrato una maggiore abbondanza nel gruppo GM, 7 viceversa

Conclusioni

Nonostante alcune differenze di espressione e composizione, i ricercatori dipingono il microbioma della placca gengivale e sub-gengivale dei cani complessivamente analogo suggerendo perciò la possibilità di utilizzare una strategia meno invasiva di campionamento (gengivale e non sub-gengivale) per la diagnosi e tracciamento di disturbi periodontali.