• Cosa si conosce dell’argomento
    Le evidenze scientifiche relative all’impatto dello stato di salute, delle abitudini e del microbiota nelle funzioni olfattive dei cani in attività sono ad oggi sparse e spesso carenti.

  • Cosa aggiunge questa ricerca
    Questa revisione sottolinea gli effetti di dieta, esercizio fisico, farmaci e microbiota sulle funzionalità olfattive di cani attivi.

  • Conclusioni
    Dieta, farmaci e microbiota sembrerebbero essere i fattori più influenti sulle capacità olfattive dei cani sebbene i meccanismi che ne stanno alla base non siano ancora stati del tutto approfonditi.



Dieta, farmaci e microbiota sembrerebbero essere i fattori più influenti sulle capacità olfattive dei cani sebbene i meccanismi che ne stanno alla base non siano ancora stati del tutto approfonditi.

È quanto conclude la revisione condotta da Eileen K. Jenkins e colleghi, pubblicata su Frontiers in Veterinary Science.

Le evidenze scientifiche relative all’impatto dello stato di salute, delle abitudini e del microbiota sulle funzioni olfattive dei cani in attività sono ad oggi sparse e spesso carenti.

Volendo perciò fare il punto della situazione, i ricercatori, basandosi sugli studi disponibili, hanno discusso gli effetti di dieta, esercizio fisico, farmaci e microbiota sulle capacità olfattive di cani in attività.

Il buon fiuto rappresenta una delle caratteristiche principali nonché quella maggiormente distintiva dei cani, sfruttata anche dall’uomo in condizioni di emergenza o di carattere legale. Preservarlo è perciò quanto mai fondamentale per garantire nel complesso la salute dell’animale.  

La capacità olfattiva dei cani è circa 10-100 mila volte quella media dell’uomo, altamente selettiva e sostenuta da un’organizzazione fisio-anatomica complessa comprendente la cavità nasale, l’epitelio olfattivo e relativi recettori, l’organo vomeronasale e il bulbo olfattivo.

Ognuna di queste strutture anatomiche, rispettando un preciso equilibrio, esercita una o più importanti funzioni all’interno del processo. Tuttavia, sono svariati i fattori che ne possono alterare l’armonia andando a compromettere la capacità olfattiva e instaurando perciò la situazione di “iposmia” ovvero una diminuzione della sensazione odorosa.

Tra questi troviamo ad esempio temperature troppo elevate, aumento pressorio, patologie di carattere endocrino, neurodegenerativo o infezioni virali, farmaci come metronidazolo o steroidi.

A questi vanno ad aggiungersi particolari condizioni di allenamento, disidratazione, apporto nutritivo e, non da ultimo, il microbiota.

Nonostante il lavoro di revisione tratti tutti questi aspetti in modo approfondito, di seguito ci concentreremo sulle evidenze relative al rapporto olfatto-microbiota.

Microbiota e olfatto del cane

Come sottolineano i ricercatori, gli studi che indagano l’impatto dei cambiamenti di microbiota sulla salute generale e sulle performance dei cani sono ancora scarsi e, tra questi, la maggior parte si concentra sulla componente batterica a livello intestinale.

Come per l’uomo e la grande maggioranza degli animali, i phyla predominanti in un esemplare di cane attivo e in buona condizione fisica sono Firmicutes e Bacteroidetes abbinati a valori di biodiversità elevati. Uno sbilanciamento di questa situazione a favore ad esempio di Proteobacteria comporta l’insorgenza di svariate patologie o disturbi.

Recentemente, tra i fattori che possono perturbare l’equilibrio batterico dei cani, oltre ai consueti dieta, età e farmaci, è stato aggiunto anche lo stress indotto da particolari condizioni di viaggio, più pronunciato in aereo rispetto all’elicottero ad esempio.

Riprendendo il concetto di dieta invece, si è visto come non solo la qualità dei cibi possa influenzare il microbiota ma anche la frequenza della loro somministrazione.

Concentrandoci poi nello specifico sull’olfatto, l’individuazione dell’asse microbiota-intestino-cervello ha fornito molte risposte nel campo della neurotrasmissione e del comportamento. Considerando quindi come l’olfatto sia finemente controllato dal sistema nervoso è plausibile supporre come una modificazione del microbiota canino possa, tra gli altri effetti, andare a compromettere anche il loro fiuto.

A supporto di questa teoria, nel tratto gastrointestinale sono di fatto presenti recettori olfattivi espressi dalle cellule enterocromaffini e in grado di modulare la secrezione di serotonina in risposta a molecole odorose con conseguente modificazione della motilità gastrica. I meccanismi che stanno alla base dell’interazione tra microbiota gastrointestinale e percezione dello stimolo odoroso rimangono tuttavia ancora poco conosciuti.

Oltre a quello gastrointestinale, anche il microbiota nasale opera attivamente nel processo olfattivo, anzi, in virtù della sua sede anatomica, ne ricopre un posto di rilievo andandone a influenzare le potenzialità.

In conclusione, considerando tutto il lavoro di revisione, dieta, farmaci e microbiota sembrerebbero essere i fattori più influenti sulle capacità olfattive dei cani sebbene i meccanismi che ne stanno alla base non siano ancora stati del tutto approfonditi.

Ulteriori studi sono quindi necessari al fine di valutare al meglio quali siano gli aspetti più importanti da considerare nella salvaguardia della capacità olfattiva dei cani.