Stato dell’arte
La dieta influenza il microbiota intestinale e quello del rumine nonché, nel caso del bestiame, anche la produzione di metano. Rimane però da chiarire come la composizione microbica dell’intestino vari in risposta a particolari regimi alimentari ed eventuali supplementi e integratori comunemente usati.

Cosa aggiunge questa ricerca
Lo studio ha avuto lo scopo di valutare nel tempo i cambiamenti del microbiota ruminale in risposta a diversi regimi dietetici e supplementi finalizzati al rapido ingrassamento.

Conclusioni
La dieta concentrata con supplementi influenza significativamente il microbiota ruminale diminuendo anche le emissioni di metano. All’alterazione iniziale segue tuttavia un periodo di stabilità e adattamento.

Le diete concentrate e i supplementi alimentari comunemente somministrati al bestiame da allevamento durante la fase di ingrasso alterano, in una fase iniziale, il microbiota del rumine, che tende poi a stabilizzarsi e adattarsi alla nuova condizione.

È quanto dimostra lo studio di Timothy J. Snelling e colleghi della University of Aberdeen (UK), di recente pubblicazione su Animal Microbiome.

L’impatto di integratori veterinari

Il problema dell’impatto dell’alimentazione sul microbiota del rumine, oltre che della intensiva produzione di metano da parte del bestiame, è ormai oggetto di numerosi studi. Tra le diete più comuni durante la fase di ingrasso troviamo quella a base di foraggio (fibre vegetali, erba, cereali ecc.) o concentrata (pellet composto da nutrienti ricchi in amido, proteine, zuccheri ecc.). A queste, per migliorare la resa e ridurre la produzione di metano, si aggiungono spesso supplementi quali nitrati, oli o acidi grassi. L’effettivo impatto di questo regime alimentare, soprattutto nel medio-lungo termine, non è però ancora stato del tutto approfondito.

A tal proposito, i ricercatori inglesi hanno seguito per circa sette mesi due gruppi di bestiame per un totale di 50 esemplari (n=32 nel 2013; n=18 nel 2014) alimentati principalmente a foraggio o con dieta concentrata con eventuali supplementi (nitrati, oli, acidi grassi). Dal prelievo periodico di campioni di liquido ruminale e dalla valutazione delle emissioni di gas è emerso quanto segue:

  • nel gruppo in dieta concentrata sono stati registrati i valori minimi in relazione sia alle emissioni di metano per kg di cibo secco ingerito sia alle concentrazioni di acetato e butirrato. Di contro, per propionato e valerato sono stati rilevati livelli superiori rispetto alla controparte
  • all’interno di ciascun gruppo, la combinazione con nitrati e oli sembra ridurre significativamente la produzione di metano, soprattutto rispetto ai controlli del gruppo con foraggio.

Concentrandosi poi sulla componente batterica, 12.361 sono gli OTUs totali identificati. In particolare:

  • il 39% apparteneva al phylum Bacteroidetes, il 30% a Firmicutes, il 16% a Gammaproteobacteria, il 6% a Euryarchaeota, il 2% ad Actinobacteria o Spirochaetes, l’1% a Verrumicrobia o Fibrobacteres, il 3% a phyla non identificati
  • per Gammaproteobacteria OTU 00001 è stato registrato un aumento di abbondanza relativa nel gruppo a dieta concentrata. Associazione positiva con questo regime alimentare è stata dimostrata inoltre da Prevotella e Phascolarctobacterium. Per Proteobacteria e Lachnospiraceae è stata invece osservata una correlazione con la dieta a base foraggio
  • la diversità batterica media è risultata significativamente inferiore nel gruppo a dieta concentrata
  • nel gruppo a foraggio, gli esemplari che hanno ricevuto un supplemento hanno mostrato un microbiota distinto rispetto ai controlli.

Confrontando poi i campioni nel tempo, è stata registrata una certa stabilità dei valori di alpha-diversity dopo 200 giorni di trattamento, con livelli minimi per il gruppo a dieta concentrata, suggerendo nel complesso una tendenza all’adattamento.

Per concludere, quindi, i risultati di questo studio suggeriscono che la dieta concentrata con supplementi (somministrata al bestiame durante il periodo di ingrasso) può alterare il microbiota del rumine. Tale alterazione sembrerebbe tuttavia raggiungere una stabilità dopo un certo periodo di dieta continuativa.