Impatto di cibi secchi nella digeribilità apparente dei cani

Il riutilizzo nella dieta dei cani degli avanzi di cibi finalizzati per la nostra alimentazione porta una serie di vantaggi economici ed ecologici. Tuttavia il riutilizzo dovrebbe essere controllato in modo da non alterare le funzionalità intestinali.

Stato dell’arte
L’uso di residui di nostro cibo per la nutrizione animale implica vantaggi economici ed ecologici, ma con quali effetti sulla salute dei cani?

Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è quello di valutare l’effetto di differenti quantità di residui di cibo essiccato in dieci cani sani.

Conclusioni
La digeribilità apparente delle proteine crude e degli estratti eterei diminuisce con l’aumentare della quantità di residui di cibi essiccati. Alterazione anche a carico della quantità di acidi grassi a catena corta e di alcuni ceppi commensali suggerendo la necessità di limitarne il supplemento nella dieta dei cani.


L’uso di residui di cibi finalizzati per la nostra alimentazione nella dieta dei cani ha vantaggi dal punto di vista economico ed ecologico, ma dovrebbe essere attentamente controllato per non alterare la funzionalità intestinale.

A un aumento dell’apporto di questi residui essiccati si è infatti osservata una riduzione della digeribilità apparente di proteine crude ed estratti, oltre che un’alterazione della presenza di acidi grassi a catena corta (SCFAs) e di determinati ceppi commensali in dieci cani sani.

È quanto conclude lo studio di Nadine Paßlack e colleghi della Freie Universität Berlin (Berlino), di recente pubblicato su Archives Of Animal Nutrition.

Cibo sprecato

Ogni anno nel mondo vengono sprecati 1,3 miliardi di tonnellate di cibo. A tal proposito sono diversi i progetti nati con lo scopo di ridurre il fenomeno. Tra questi, è stato proposto il riutilizzo nella dieta dei cani degli avanzi prodotti, ad esempio, dai catering negli hotel dopo opportuna lavorazione ed essicazione per minimizzare il rischio di possibili malattie.

Per poter essere applicato si richiedono conferme di sicurezza e igiene per tutelare la salute dei nostri amici a quattro zampe.

A tal proposito, i ricercatori hanno qui valutato gli effetti di residui essiccati (DFR, dried food residues) prodotti da catering di hotel e addizionati alla dieta in diverse quantità (0, 5, 10 e 15%) in termini di funzionalità gastrointestinale e di impatto sul microbiota in dieci cani sani. Ecco quanto emerso.

Effetti sul microbiota

Un aumento di DFR ha:

  • diminuito la digeribilità delle proteine crude e degli estratti eterei
  • mantenuto inalterato la concentrazione di materiale fecale secco
  • aumentato le concentrazioni assolute di acido acetico, propionico, n-butirrico e degli SCFAs totali. Considerando invece le quantità relative, una diminuzione si è osservata per acido propionico, i-butirrico e i-valerico con, di contro, un aumento di n-butirrico
  • diminuito il pH fecale alterato, seppur in maniera non lineare, la concentrazione di ammonio e lattato fecale
  • aumento significativo dei fenoli e indoli nelle urine con un supplemento del 5% rispetto alle altre concentrazioni

Osservato poi la componente batterica intestinale:

  • il gruppo controllo (0% DFR) ha mostrato un’omogeneità di cluster interni più accentuata degli altri
  • le differenze tra i profili dei vari gruppi non sembrerebbero però dipendere dall’apporto di DFR
  • i gruppi con 5% e 10% hanno registrato una maggiore variabilità compositiva rispetto al gruppo con 15%
  • nonostante non si siano dimostrate variazioni di diversità alfa, l’abbondanza relativa di determinati phyla (Actinobacteria, Bacteroidetes, Firmicutes, Fusobacteria, Proteobacteria), ordini (Bacteroidales, Bifidobacteriales, Clostridiales ecc.) e generi (Allobaculum, Asaccharospora ecc.) ha registrato variazioni DFR dipendenti. In particolare, un aumento positivamente correlato con DFR si è osservato per i generi Alloprevotella, Faecalibacterium, Parabacteroides, un non noto Atopobiaceae e Muribaculaceae con, di contro, una diminuzione di Peptoclostridium.

Conclusioni

Per riassumere quindi, il supplemento di 5-15% DFR sembrerebbe comportare un’alterazione nell’attività metabolica e composizione del microbiota. Un ridotto apporto è quindi consigliato per mantenere la salute dei cani.

Laureata in Farmacia, Master di I^ livello in Ricerca Clinica presso l'Università di Milano. Borsista in Ricerca Biomedica dal 2017 al 2018 presso l'Istituto Mario Negri IRCCS, ha intrapreso il percorso di dottorato in Scienze Farmaceutiche all'Università di Milano.