• Cosa si conosce dell’argomento
    Il microbiota intestinale dei cani influenza l’assorbimento e il metabolismo di nutrienti. Disordini gastrointestinali potrebbero portare allo sviluppo di di malattie e disturbi come, per esempio, diarrea, allergie, obesità e sintomi da stress.

  • Cosa aggiunge questa ricerca
    Negli ultimi decenni l’aggiunta di ceppi batterici alla dieta degli animali ha destato sempre maggiore interesse nel mondo scientifico, in quanto esercita effetti benefici sul microbiota intestinale e, più in generale, sulla salute degli ospiti. L’uso di probiotici nei cani sia a scopo di profilassi che a scopo terapeutico è stato quindi testato.

  • Conclusioni
    I risultati ottenuti dallo studio danno prova che il ceppo batterico L. reuteri rappresenta un ottimo potenziale probiotico da utilizzare nel cibo degli animali domestici, sia come ingrediente principale che come integratore dietetico.



Secondo un recente studio pubblicato su
Journal of Applied Microbiology, e coordinato da Stefania Silvi, della Scuola di Bioscienze e Medicina Veterinaria dell’Università di Camerino, i probiotici a base di Lactobacillus sarebbero in grado di tenere sotto controllo la proliferazione di microrganismi intestinali patogeni nei cani.

Il cane, da sempre il migliore amico dell’uomo, oggi è considerato un vero e proprio componente della famiglia. È per questo motivo che sempre maggiore attenzione viene rivolta alla cura di infezioni intestinali canine attraverso l’utilizzo di probiotici, a base di batteri autoctoni della stessa flora intestinale canina.

Gli autori della ricerca hanno isolato specifici ceppi batterici con notevoli capacità probiotiche da campioni di feci di cani. Questi ceppi sono in grado di sopravvivere all’attacco dei succhi gastrici e pancreatici e dei sali biliari, e degli antibiotici. Mostrano inoltre caratteristiche anti-patogeniche. Pertanto questi microrganismi, candidati a essere i nuovi probiotici d’elezione, potrebbero essere usati come supplementi dietetici, mantenendo sani i cani.

Le potenzialità dei lactobacilli per la salute dei cani

La maggioranza di probiotici in commercio è destinata all’uomo o, al massimo, ai bovini. Tuttavia, sono a oggi numerosi gli studi che indagano il grosso potenziale metabolico dei Lactobacillus sul tratto gastrointestinale dei cani. Il L. acidophilus, per esempio, è in grado di sopravvivere al passaggio attraverso l’intestino canino influenzando, inoltre, anche il microbiota del colon: il numero di lactobacilli risulta aumentato mentre quello dei clostridia diminuito; a livello sistemico invece neutrofili e monociti risultano aumentati, gli eritrociti risultano più “robusti” e gli anticorpi più numerosi. Inoltre, l’utilizzo di questo ceppo di Lactobacillus sembra migliorare anche la consistenza delle feci, la loro frequenza e la stitichezza.

In questo studio gli studiosi hanno ricercato il miglior candidato probiotico canino, fermo restando che questo soddisfacesse le seguenti caratteristiche:

  • capacità di insediarsi nel tratto gastrointestinale
  • capacità di alterare la composizione del microbiota intestinale e dei metaboliti
  • capacità di regolare la fisiologia biochimica
  • capacità di influenzare la risposta immunitaria.

Su tutti “vince” Lactobacillus reuteri

Un campione di 5 cani sani, tra i 2 e i 6 anni e di entrambi i sessi, è stato usato per isolare il DNA dalle feci. In seguito al sequenziamento dell’RNA ribosomale 16S, sono stati isolati 5 ceppi su 14 caratterizzati da capacità di tollerare lo stress gastrico, dal mostrare resistenza alla clindamicina, e dall’avere azione antimicrobica. Tre di questi ceppi appartengono al Lactobacillus reuteri, mentre gli altri due al Lactobacillus johnsonii.

Il candidato vincente è stato il L. reuteri in quanto l’unico effettivamente in grado di inibire la crescita di agenti patogeni in maniera notevole. A questo punto è stato condotto un piccolo studio in vivo. Sono stati arruolati 5 cani di taglia media provenienti da allevamenti diversi. Lo studio si divideva fondamentalmente in tre periodi: il primo, di un mese, volto a standardizzare le condizioni dei soggetti; il secondo, di tre settimane, periodo di trattamento, durante il quale i cani venivano alimentati con cibo placebo o  arricchito con il candidato probiotico; il terzo, di una settimana, di follow-up. Successivamente, sono stati valutati l’effettiva permanenza nell’intestino del microrganismo e il quadro clinico generale del campione di cani, ovvero la consistenza fecale, lo stato mentale e l’appetenza.

Anche se per ora sono da considerarsi solo risultati preliminari, la somministrazione di L. reuteri ai cani aumenta o mantiene stabile la concentrazione di lattobacilli fino a 21 giorni dopo l’assunzione. Questo dato è stato confermato dalla presenza nelle feci di questo microrganismo, a dimostrazione del fatto che sia riuscito a insediarsi nell’intestino dei cani in questione.

Quindi il L. reuteri rappresenta davvero un buon candidato probiotico. Vanno comunque ulteriormente approfonditi sia la sua stabilità in ambiente ostile che qualsiasi altro suo ruolo nel mantenimento/miglioramento della salute dei cani.

Inoltre, dal momento che il microbiota intestinale canino è molto influenzato anche dall’età, in quanto la numerosità del Lactobacillus tende a diminuire man mano che il cane invecchia, lo sviluppo di nuovi alimenti per cani arricchiti con nuovi probiotici, isolati dall’intestino di cani sani stessi, potrebbe contribuire a migliorare la qualità di vita sia dei cani stessi che dei loro padroni.