Stato dell’arte
Anche nei cani, i metaboliti prodotti dai batteri intestinali influenzano le capacità cognitive. Molti aspetti restano tuttavia da approfondire.

Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è stato quello di valutare la memoria nel breve termine in correlazione a età e composizione del microbioma intestinale in 29 cani da compagnia.

Conclusioni
Cani con la migliore memoria hanno mostrato una minor espressione di Actinobacteria suggerendo una possibile correlazione da approfondire con ulteriori studi.

Memoria, età e microbioma intestinale. Correlati tra loro anche in ambito veterinario? Così sembra! Cani con un’espressione inferiore di Actinobacteria hanno infatti dimostrato migliori performance di memoria nel breve termine. Firmicutes hanno invece registrato una minore presenza in cani anziani.

Lo dimostra lo studio di Eniko Kubinyi e colleghi della ELTE Eötvös Loránd University (Budapest), di recente pubblicazione su Animals.

Asse intestino cervello, anche nei cani

Molte sono le evidenze che collegano il microbioma intestinale, i suoi metaboliti in particolare, con le funzionalità cerebrali di roditori e uomo. È vero anche nei cani?

Se lo sono chiesto i ricercatori ungheresi che, in questo studio, hanno esaminato nel dettaglio la composizione batterica intestinale di 29 cani da compagnia (3-13 anni d’età) cercando possibili correlazioni con età e performance di memoria valutate con opportuni test comportamentali. Ecco cosa ne è emerso.

  • Bacteroidetes, Firmicutes e Fusobacteria si sono dimostrati i principali phyla con una percentuale di espressione totale nella comunità batterica maggiore del 20%; a livello di genere troviamo invece Fusobacterium, Bacteroides, Prevotella, Peptoclostridium e Alloprevotella tra quelli più abbondanti (>5%)
  • l’espressione di Firmicutes ha registrato correlazione negativa con l’età
  • cani con la migliore memoria nel breve termine hanno mostrato livelli di Actinobacteria significativamente inferiori
  • altri taxa o valori di ricchezza e diversità non hanno tuttavia dimostrato alcuna correlazione significativa con la memoria

Considerando la preliminarietà dei dati e la ridotta dimensione campionaria sono tuttavia necessari ulteriori approfondimenti.