• Cosa si conosce dell’argomento
    Negli equini, le ferite cutanee sono abbastanza comuni. Se non trattate correttamente diventano croniche a causa di infezioni batteriche.

  • Cosa aggiunge questa ricerca
    Lo studio dimostra come la posizione anatomica della ferita e il ricorso o meno a fasciatura influenzino la composizione del microbiota cutaneo locale degli equini durante la guarigione.

  • Conclusioni
    Capire meglio come i batteri siano coinvolti nel processo di guarigione delle ferite può facilitare la messa a punto di nuove strategie terapeutiche.



Nei cavalli la posizione della ferita e la fasciatura applicata influenzano la composizione della comunità batterica cutanea locale durante il processo di guarigione.

È quanto conclude lo studio coordinato da Louis J. Kamus del NYU Langone Medical Center e pubblicato su PLOS ONE.

Le ferite, agli arti soprattutto, sono un fatto abbastanza comune tra gli equini. Il loro trattamento può non essere semplice soprattutto in caso di infezioni batteriche. Considerando questa circostanza, i ricercatori hanno voluto determinare se e come cambiasse il microbiota cutaneo in presenza di una ferita e dell’eventuale fasciatura di medicazione.

È stato quindi praticato un piccolo taglio a livello degli arti o del torace in quattro cavalli sani, senza o con bendatura successiva. Per l’analisi dei campioni istologici, raccolti rispettivamente al momento dell’intervento chirurgico (T0), a una settimana (T1), due settimane (T2) e alla completa guarigione (T3), è stata adottata la tecnica di sequenziamento in parallelo (“Next Generation Sequencing”).

Il microbiota cutaneo prelevato da analoghe porzioni di arto e torace di altri tre esemplari non feriti è stato invece utilizzato come controllo. Di seguito i risultati ottenuti.

Processo di guarigione

Il tempo per la guarigione delle ferite agli arti è in media più lungo di quello per i traumi al torace (83 vs 62.5 giorni). Tutti gli esemplari fasciati hanno presentato un eccesso di tessuto di granulazione ai margini della ferita, assente invece nell’altro gruppo.

Caratteristiche del microbiota cutaneo

Il microbiota cutaneo del gruppo di controllo ha dimostrato un’elevata analogia compositiva, dominato nel complesso dal phylum Acidobacteria.

Confrontando invece la componente batterica in base alla sede anatomica della ferita e dell’applicazione o meno della fasciatura è emerso che:

  • Fusobacterium e Actinobacillus sono più espressi nei campioni prelevati dagli arti in T1 e T2
  • la variabilità batterica è maggiore nelle ferite agli arti con fasciatura rispetto a quelli privi di benda
  • Fusobacterium, un non classificato Neissereaceae e Omonadaceae sono associati a ferite agli arti non fasciate in T1, un non classificato Prevotellaceae e Parvimonas invece in T2
  • la diversità batterica è più elevata nelle ferite toraciche in T2
  • ferite agli arti non fasciate presentano una ricchezza e diversità batterica superiore a quelle con bendaggio in T1. Stesse differenze, seppur non significative, sono state osservate in T2
  • netta separazione compositiva in T1 e T2 tra il microbiota di ferite al torace e agli arti, annullata dopo l’avvenuta guarigione
  • in T3 il microbiota del gruppo di intervento ha presentato elevata analogia con quello di controllo suggerendo un ritorno alle condizioni fisiologiche dopo la guarigione della ferita

Tra le limitazioni dello studio, sottolineate dagli stessi autori, troviamo il ridotto numero di esemplari inclusi e di campioni raccolti, oltre che la natura descrittiva dello studio che non ha permesso di affermare un nesso causa-effetto.

Possiamo tuttavia affermare come sia la posizione anatomica della ferita sia l’applicazione o meno di un bendaggio influenzino la composizione del microbiota cutaneo locale. Approfondire il ruolo dei batteri durante il processo di guarigione delle ferite negli equini può rappresentare una valida alternativa terapeutica.

VIAPLOS ONE
Laureata in Farmacia, Master di I^ livello in Ricerca Clinica presso l'Università di Milano. Borsista in Ricerca Biomedica dal 2017 al 2018 presso l'Istituto Mario Negri IRCCS, ha intrapreso il percorso di dottorato in Scienze Farmaceutiche all'Università di Milano. È ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania)