• Obesità e disbiosi intestinale
• Il microbiota intestinale dei gatti obesi
• Conclusioni

Stato dell’arte
L’obesità influenza le caratteristiche del microbiota gastrointestinale con, di conseguenza, un alterato metabolismo energetico. Nei gatti la relazione obesità e componente batterica intestinale rimane tuttavia ancora poco esplorata come del resto gli effetti di una dieta dimagrante.

Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è stato quello di valutare la differenza di microbioma fecale in termini di abbondanza e biodiversità oltre che delle concentrazioni di parametri sierici correlati alla salute intestinale in 17 gatti obesi prima e dopo la perdita di peso. 14 gatti magri sono stati inclusi come controlli.

Conclusioni
L’associazione tra obesità e microbioma alterato sembrerebbe confermata anche nei gatti con una diversa abbondanza di determinati taxa coinvolti nel dispendio energetico. Di contro, l’abbondanza e la biodiversità batterica ha mostrato di risentire, almeno nelle prime fasi, solo marginalmente della dieta per il dimagrimento.

Contrariamente a quanto osservato nell’uomo e nei modelli murini, benché i gatti obesi abbiano un microbioma alterato nell’espressione di taxa coinvolti nel metabolismo energetico rispetto a quelli magri, la dieta dimagrante (10 settimane) non sembrerebbe impattare significativamente sulla loro abbondanza e biodiversità batterica. La perdita di peso è invece risultata positivamente associata al miglioramento della salute intestinale come suggerisce l’incremento dei valori di cobalamina e folato.

È quanto dimostra lo studio di Moran Tal e colleghi della University of Guelph (Guelph, Canada), recentemente pubblicato su BMC Veterinary Research. 

Obesità e disbiosi intestinale

Numerosi sono gli studi che dimostrano come l’obesità sia correlata a disbiosi del microbiota gastrointestinale con conseguenti alterazioni dell’integrità della barriera intestinale, del metabolismo e di svariati parametri immunitari. Questo scenario nei gatti è tuttavia poco conosciuto.

A tal proposito, i ricercatori canadesi hanno analizzato il microbioma fecale di 17 gatti obesi prima e dopo 10 settimane di dieta dimagrante (iniziata dopo 4 settimane di adattamento) per valutare sia le differenze in relazione al cambiamento di alimentazione sia alla componente batterica di 14 gatti magri (controlli).

A ciò è stato inoltre aggiunto il monitoraggio dei valori sierici di cobalamina e folato, metaboliti che hanno mostrato una riduzione in pazienti obesi e coinvolti nell’integrità della barriera intestinale. Di seguito i principali risultati.

Il microbiota intestinale dei gatti obesi

Considerando i parametri fisici all’inizio e al termine dello studio si visto che:

  • il peso è rimasto stabile nelle 4 settimane di adattamento
  • dopo le 10 settimane di dieta dimagrante, si è verificato un significativo calo ponderale (0.94 ± 0.28% di calo di peso settimanale)
  • nonostante la perdita di peso, l’indice di massa corporea (BMI), il BCS (body condition score), il peso finale e la circonferenza hanno comunque registrato valori più elevati rispetto al gruppo di gatti magri (P < 0.0001 per il peso totale, BCS e circonferenza; P <0.0002 for BMI)

Comparando invece le concentrazioni di cobalamina e folato:

  • i gatti magri hanno registrato valori di cobalamina significativamente maggiori al gruppo obeso sia prima sia dopo la dieta dimagrante
  • nessuna differenza in termini di cobalamina nel gruppo obeso prima e dopo il trattamento
  • di contro, dopo la dieta si è registrato un aumento di folato (p=0.003) rispetto alle condizioni iniziali. Nessuna differenza invece con i controlli

Passando poi all’analisi del microbioma:

  • 142 sono gli OTUs identificati
  • Firmicutes, Proteobacteria, Actinobacteria e Bacteroidetes sono, in ordine decrescente, i taxa in generale con l’abbondanza batterica relativa maggiore indipendetemente dal gruppo, Clostridium_XI, Megasphaera, Erysipelotrichaceae_incertae_sedis, Lachnospiraceae e Blautia invece i generi
  • nessuna differenza significativa in termini di alpha diversity e struttura batterica tra i gruppi durante lo studio, come del resto per la struttura batterica
  • l’abbondanza batterica nel gruppo obeso prima e dopo il trattamento non ha registrato alterazioni significative
  • di contro, 13 OTUs hanno mostrato differente abbondanza tra i gatti magri e gli obesi post-dieta, sei dei quali appartenenti al phylum Firmicutes, due a Proteobacteria e due ad Actinobacteria. Solo il taxa Pseudomonas (phylum Proteobacteria) ha invece mostrato differenze di espressione tra gatti magri e obesi pre-dieta
  • il gruppo magro ha in generale dimostrato maggiore espressione di phylum Tenericutes rispetto alla controparte

Conclusioni

In conclusione, nonostante i gatti obesi abbiano mostrato alcune differenze di espressione legate a determinati taxa, il cambio di dieta per 10 settimane sembrerebbe non impattare significativamente sulla loro componente batterica pur registrando un effettivo calo ponderale.

Di contro, l’avvicinamento di cobalamina e folato a condizioni fisiologiche suggerisce un positivo impatto del regime alimentare dimagrante sulla salute intestinale dei gatti.

Ulteriori studi longitudinali e condotti su un campione maggiore sono tuttavia necessari per confermare questi risultati.

FONTEBMC Veterinary Research
Laureata in Farmacia, Master di I^ livello in Ricerca Clinica presso l'Università di Milano. Borsista in Ricerca Biomedica dal 2017 al 2018 presso l'Istituto Mario Negri IRCCS, ha intrapreso il percorso di dottorato in Scienze Farmaceutiche all'Università di Milano. È ora post-doc presso Max Planck Institute of Molecular Cell Biology and Genetics a Dresda (Germania)