Cani obesi: impatto di diete ipocaloriche sul microbiota intestinale

Uno studio ha approfondito le differenze tra il microbioma di cani normopeso e obesi prima e dopo una dieta finalizzata al calo ponderale.

Stato dell’arte
Come per l’uomo, anche per gli animali da compagnia l’obesità è un problema sempre più rilevante con, in entrambi i casi, impatti sul microbioma intestinale-fecale.

Cosa aggiunge questo studio
Scopo dello studio è stato quello di approfondire le differenze tra il microbioma di cani normopeso vs obesi prima e dopo una dieta finalizzata al calo ponderale.

Conclusioni
La perdita di peso influenza il microbioma intestinale a livello funzionale, come dimostra l’alterazione nei livelli di certi metaboliti batterici. Ulteriori studi per determinare quale sia il loro ruolo nel controllo del peso sono però necessari.


Il microbioma di cani obesi si differenzia da quello di esemplari normopeso. Ulteriori alterazioni sono poi indotte da un’eventuale dieta finalizzata al calo ponderale, non solo in termini di composizione, ma anche a livello funzionale, con la variazione di metaboliti batterici come purine, metionine ecc. Quale sia il loro ruolo nello sviluppo di obesità o nel favorire il ritorno a un peso fisiologico rimane però da approfondire.

È quanto concludono Sandra Bermudez Sanchez e colleghi dalla Texas A&M University (USA) in uno studio pubblicato su Metabolomics.

Cani obesi e salute generale

L’obesità dei cani, come quelle umana, sta destando sempre più preoccupazione considerando soprattutto la serie di problematiche correlate.

È infatti noto come l’obesità sia, tra le altre, legata ad alterazioni nel microbiota intestinale rispetto ad esemplari normopeso e in seguito a diete mirate a un suo recupero. Se le alterazioni del profilo tassonomico fossero o meno legate a quelle funzionali rimaneva un aspetto tuttavia ancora da chiarire.

A tal proposito, i ricercatori statunitensi hanno confrontato non solo la composizione del microbioma fecale, ma anche il profilo metabolico di 20 cani obesi prima (T0) e dopo (T1) un’opportuna dieta. Esemplari normopeso sono stati poi inclusi come controlli. Di seguito i risultati.

Studio sul ruolo del microbiota

Dal punto di vista clinico, la dieta ha efficacemente raggiunto l’obiettivo con un calo ponderale pari a un decremento di massa grassa media dal 30% al 45%.

Analizzando poi il profilo metabolico:

  • 134 sono stati i metaboliti fecali individuati
  • di questi, 13 hanno mostrato significative differenze di espressione dopo la dieta (tra T0 e T1)
  • purina, L-(-)-metionina, coumestrolo e gli alcaloidi 1-metilxantina e trigonellina hanno mostrato un decremento in seguito al dimagrimento
  • di contro, ad aumentare sono stati  i polifenoli (-)-epicatechina e  matairesinolo e i derivati chinolinici 1,5-isochinolindiolo e 2-idrossichinolina
  • evidenziati anche cambiamenti nelle concentrazioni dei composti sintetici  imidacloprid, matairesinolo e 5-fluoro-3,5-AB-PFUPPYCA
  • sulla base della PCA (principal coordinate analysis), non si è però registrata una chiara separazione tra il profilo metabolico generale in T0 e T1, ottenuta invece attraverso la PLS-DA (partial least  squares-discriminant analysis)

Conclusioni

La riduzione di peso controllata con la dieta ha quindi mostrato non solo di alterare la composizione batterica, ma anche, come preventivabile, quella dei relativi metaboliti. Il loro ruolo nell’ambito del controllo del peso merita tuttavia ulteriori studi.

Un limite dello studio attuale è che non è chiaro se i cambiamenti osservati nel metaboloma fecale siano il risultato della riduzione di peso, o semplicemente il risultato del cambiamento nella dieta.