• Esercizio fisico, stress e infiammazione
• Effetti dell’attività di caccia sul microbiota intestinale
• Conclusioni

Stato dell’arte
L’esercizio fisico intenso aumenta lo stress ossidativo e l’infiammazione a livello sia muscolare sia gastrointestinale. Sono infatti frequenti le problematiche intestinali in caso di sport agonistico, anche negli animali. Il microbiota intestinale sembrerebbe esserne influenzato.

Cosa aggiunge questa ricerca
Scopo dello studio è stato valutare in maniera non invasiva e multidisciplinare eventuali alterazioni gastrointestinali (metaboliche, genetiche e batteriche), comparando campioni fecali di cani da caccia durante il periodo di riposo e dopo un intenso esercizio.

Conclusioni
L’esercizio fisico comporta una variazione moderata nell’espressione genica, una riduzione dell’attività antiossidante e la modulazione del microbioma e del profilo metabolico.

Nei cani da caccia, l’esercizio fisico rappresenta un fattore di stress moderato per il loro equilibrio intestinale. Lievi sono infatti le variazioni nell’espressione di geni coinvolti nella risposta antiossidante o infiammatoria, come per esempio PAR-2 e HO-1, oltre che nel profilo metabolico e batterico durante il periodo di movimento intenso rispetto a quello di riposo. Ma come valutare questi parametri? È possibile farlo anche con una metodologia non invasiva, ovvero la raccolta di campioni fecali analizzati con un approccio multidisciplinare.

È quanto conclude lo studio tutto italiano coordinato da Augusta Zannoni dell’Università di Bologna, di recente pubblicazione su Frontiers in Veterinary Science.

Esercizio fisico, stress e infiammazione

Sia per l’uomo sia per gli animali, un esercizio fisico intenso è in grado di incrementare lo stress ossidativo, l’infiammazione e la permeabilità a livello gastrointestinale, con le problematiche correlate. Anche il microbiota locale sembrerebbe esserne influenzato, con un aumento generale della biodiversità. Grazie alla presenza di cellule esfoliate dall’epitelio intestinale, l’analisi di campioni fecali ha dimostrato di poter fornire informazioni affidabili e complete riguardo la situazione intestinale dell’ospite e della popolazione batterica.

Per approfondire questo tema nei cani da caccia, i ricercatori italiani hanno collezionato campioni di feci (n=108) di nove esemplari durante un periodo di riposo (T0), dopo 60 giorni di allenamento (T60), dopo 60 giorni di caccia (T2) e, infine, dopo 60 giorni di riposo dopo la caccia (T3). Sono stati esaminati:

  • potenziali marcatori di stress come il cortisolo, utilizzato come principale indice di alterazione dello stato fisiologico
  • l’immunoglobulina A (IgA) per la risposta immunitaria
  • l’attività antiossidante totale (TAC).

Sfruttando la presenza di cellule esfoliate, sono stati poi valutati alcuni geni coinvolti nella permeabilità gastrointestinale (occludina, protease-activated receptor-2 o PAR-2) e nel processo infiammatorio, come IL-8, IL-6, IL-1b, TNFα, calprotectina (CALP), heme oxygenase-1 (HO-1). Da ultimo, è stato confrontato anche il profilo metabolico e microbico. Di seguito i risultati.

Effetti dell’attività di caccia sul microbiota intestinale

L’attività di caccia ha indotto una significativa riduzione del peso corporeo dopo 60 giorni (T2, 16,9±3,4 -12,7%) rispetto al periodo di riposo (T0 19,3±3,3; T3 18,8±3,2 -2,9%). Di contro,  non è stata osservata nessuna marcata alterazione con il semplice allenamento (T1 18,7±3,6 -3,2%). Risultati simili sono stati ottenuti considerando il “punteggio di condizione corporea” o BCS, che ha mostrato alterazioni significative rispetto al baseline (T0) o al riposo (T3) solo in T2, non dopo l’allenamento (T60).

Valutando poi il profilo genetico e metabolico si è visto che:

  • l’espressione di occludina e CALP non è significativamente alterata tra i campioni
  • un aumento significativo in T2 è stato registrato da PAR-2 e HO-1 rispetto a T0
  • scarsa (7/36) o non rilevabile (29/36) l’espressione di geni per le citochine IL-8, IL-1β, IL-6, TNFα o altri geni di riferimento (TPB, TJP1, RPL32, SDHA)
  • nessuna alterazione nei livelli di cortisolo né di IgA durante lo studio
  • l’attività antiossidante totale (TAC) ha mostrato una lieve variazione, raggiungendo la significatività comparando i campioni in T1 (19,82 ± 0,79) e in T3 (22,89 ± 0,89)
  • valutando l’espressione dei 73 metaboliti identificati, il metaboloma a T0, T1 e T2 è risultato significativamente diverso, non distinguibile invece il profilo a T3 con quello a T1 o T2
  • prolina, galatturonato e formato, 1,3-diidrossiacetone, uridina, malato, 3-idrossifenilacetato, metilammina e fucosio sono risultati i metaboliti maggiormente alterati.

Leggermente più marcata sembrerebbe invece la separazione in base alle caratteristiche batteriche:

  • Firmicutes (abbondanza relativa 69,6±8,1%), Bacteroidetes (12,0±5,2%), Actinobacteria (6,7±3,1%), Proteobacteria (6,0±2,4%), e Fusobacteria (5,5±4,1%) sono risultati essere i phyla dominanti al baseline. Sono state riscontrate proporzioni analoghe durante tutto lo studio, fatta eccezione per la riduzione di Proteobacteria dopo il periodo di allenamento
  • sono state riscontrate alterazioni più consistenti a livello di famiglia. Clostridiaceae, Erysipelotrichaceae e Lactobacillaceae sono infatti risultate le più abbondanti in T0 (abbondanza relativa>10%). Dopo l’allenamento si è però registrato un significativo aumento di Streptococcaceae ed Enterococcaceae, persistente per Streptococcaceae anche in T3. Di contro, una diminuzione dopo il training è stata osservata per Prevotellaceae e Ruminococcaceae 
  • a livello di genere, Streptococcus ed Enterococcus hanno mostrato le maggiori variazioni di abbondanza con valori superiori a T1 rispetto a T0. A questi segue Prevotella, con un’espressione ridotta dopo l’allenamento
  • seppur in maniera non significativa, è stato osservato un decremento di Faecalibacterium e Bacteroides dopo l’attività fisica (allenamento e caccia) rispetto ai periodi di riposo
  • durante il periodo di riposo (T3) l’abbondanza di Enterococcus è ritornata ai valori di partenza (T0), quella di Streptococcus ha invece mantenuto livelli superiori.

Conclusioni

In conclusione, dunque, nonostante l’intensità, i cani da caccia sembrerebbero sopportare bene l’attività fisica a cui sono sottoposti. Le alterazioni genetiche, metaboliche e batteriche sono infatti risultate moderate e, in alcuni casi, transitorie.

L’analisi di campioni fecali sembrerebbe non solo ben tollerata, in quanto non invasiva, ma anche, se condotta a livello multidisciplinare, adatta a fornire un quadro completo della salute di questi animali.