• Stato dell’arte
    Nonostante l’importanza delle fibre vegetali anche per motilità intestinale degli animali carnivori, gatti domestici inclusi, poco si conosce del loro impatto sul microbioma. Inoltre, le diete commerciali più comuni sono ricche di proteine animali e grassi ma povere di fibre e carboidrati.

  • Cosa aggiunge questa ricerca
    Lo studio valuta gli effetti del supplemento di fibre vegetali su vari parametri digestivi e sul profilo batterico di 12 gatti domestici alimentati in alternativa con dieta commerciale o con sola carne cruda.

  • Conclusioni
    Cambiare i rapporti di macronutrienti altera anche la composizione e il metabolismo del microbioma fecale oltre che la capacità digestiva dei gatti domestici.



La dieta influisce significativamente sui parametri fecali del gatto domestico (produzione fecale, pH, consistenza ecc.). Il supplemento di fibre a un’alimentazione basata sulla sola carne cruda ad esempio sembrerebbe ridurre la digeribilità apparente dei macronutrienti aumentando di contro la produzione, il punteggio e il pH fecale. Anche la composizione batterica è risultata alterata.

È quanto conclude lo studio coordinato da Christina F. Butowski della Massey University in un recente studio pubblicato su PlosOne.

Le diete commerciali per animali sono spesso ricche di proteine e grassi, povere invece di carboidrati e fibre. Queste ultime hanno dimostrato tuttavia di essere utili anche per le specie carnivore promuovendo la motilità intestinale, la produzione di feci e la proliferazione di batteri buoni che se ne servono. I dati a riguardo sono però ancora scarsi, inclusi quelli sui gatti domestici. A tal proposito, i ricercatori neozelandesi hanno valutato gli effetti di un supplemento di fibre vegetali (inulina e cellulosa al 2%) rispetto al solo consumo di carne cruda e di una dieta commerciale su un totale di 12 gatti domestici (n=4 per gruppo). Al termine dei 21 giorni di intervento è seguito un periodo di sospensione e lo scambio del piano alimentare tra i gruppi (disegno di cross-over). Produzione, punteggio e pH fecale, concentrazione degli acidi organici e profilo batterico sono i parametri valutati e confrontati tra le varie diete. Di seguito i risultati ottenuti.

Capacità digestiva e valutazione fecale

Comparando le varie diete non si è osservato un cambiamento significativo del peso corporeo. Differenze invece per quanto riguarda la qualità dell’apporto nutritivo e la capacità digestiva. Infatti:

  • l’introito di materiale secco ha mostrato valori leggermente maggiori durante la dieta commerciale, la digeribilità apparente di materiale secco, proteine, grassi e l’energia totale hanno invece registrato un decremento rispetto agli altri piani alimentari
  • il punteggio fecale (indice crescente di consistenza delle feci) è risultato più elevato durante il supplemento di fibre e in dieta commerciale rispetto al solo consumo di carne (3.46 e 3.39 vs 1.83)
  • rispetto alla dieta con fibre e quella solo a base di carne, la commerciale ha riportato i valori più alti di produzione fecale (38.40 vs 23.69 e 22.20 rispettivamente), più bassi invece quelli di pH (6.18 vs 7.04 e 7.58)
  • la concentrazione fecale di propionato ha mostrato i valori minimi con il solo consumo di carne, quella di succinato massimi durante la dieta commerciale, quella di lattato durante il supplemento di fibre. Di contro, la concentrazione di acetatato, butirrato, SCFAs totali e BCFA non ha registrato differenze significative

Dieta e microbioma fecale

Dall’analisi della composizione batterica sono stati identificati un totale di 51 taxa batterici. Nel dettaglio:

  • la diversità batterica tende a decrescere durante il periodo con dieta commerciale rispetto alla fase con sola carne. Valori intermedi durante il supplemento con fibre
  • Prevotella (39.7%), un non classificato Peptostreptococcaceae (18.5%), Megasphaera (10.3%), Blautia (4.7%) e un non classificato Lachnospiraceae (4.4%) hanno mostrato la maggiore abbondanza durante il periodo di dieta commerciale
  • durante il supplemento di fibre, i taxa più espressi sono risultati essere un non classificato Peptostreptococcaceae (25.5%), Prevotella (13.6%), Clostridium (8.8%), Blautia (7.8%) un non classificato Lachnospiraceae (7%)
  • consumando solo carne cruda invece, Clostridium (24.7%), un non classificato Peptostreptococcaceae (18.5%), Fusobacterium (12.6%), un non classificato Prevotellaceae (7.5%) un non classificato Clostridiales (5.7%) hanno presentato l’abbondanza predominante
  • 31 dei 51 taxa batterici hanno registrato differenze significative in termini di abbondanza relativa tra le diete con valori massimi per Asaccharobacter, Prevotella, Catenibacterium e Succinivibrio durante la dieta commerciale, per Clostridium, Eubacterium e Fusobacterium con la sola carne e per Bifidobacterium, Colinsella e Lactobacillus con l’aggiunta di fibre

Dal punto di vista funzionale invece, la concentrazione fecale di acetato ha mostrato correlazione positiva con la presenza di Faecalibacterium e Catenibacterium, quella di propionato con Prevotella e Cantenibacterium, quella di isobutirato con Peptococcus, un non classificato Porphyromonadacea/Bacteroidales/Fusobacteriaceae. Infine, i valori di esanoato hanno mostrato associazione positiva con Megasphera.

In conclusione quindi, giocando sull’apporto dei macronutrienti introdotti con la dieta si altera non solo la capacità digestiva, ma anche la composizione del microbioma, indice importante di salute.

Questi dati, seppur preliminari, offrono dunque importanti spunti per la messa a punto di diete più calibrate per le esigenze nutrizionali e fisiologiche dei gatti domestici.